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5 Ottobre 2022
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Paolo Rossi ad un anno dall’addio: la bella storia senza il lieto fine

CALCIO – Una bella storia, ma senza il lieto fine.

Già perché Paolo Rossi, per tutti gli appassionati di calcio semplicemente “Pablito” in onore di quel mondiale di Spagna in cui aveva trascinato l’Italia al successo a suon di gol (sei, di cui tre al Brasile), ha scritto la parola fine alla sua leggenda troppo in anticipo anche per uno che, proprio grazie allo scatto bruciante, aveva costruito le sue fortune calcistiche togliendo il tempo ai difensori.

L’attaccante ci lasciava giusto un anno fa, il 9 dicembre 2020, al termine di una malattia breve quanto inesorabile e la sua improvvisa scomparsa fece piangere questa volta non gli avversari, ma l’Italia intera e Vicenza in maniera speciale a cui era legato, al di là dei natali toscani in quel di Prato, a filo doppio da un amore sbocciato quando vi arrivò ventenne e poi sancito negli anni e consacrato dalla cittadinanza onoraria arrivata nel 2019.

Quella di Paolo Rossi era stata la “bella favola”: piaceva a tutti la faccia da bravo ragazzo, il sorriso coinvolgente, la disponibilità con cui si poneva a chi gli stava al fianco, che si trattasse di un amico o di chi semplicemente voleva salutarlo, chiedergli un autografo o rivolgergli un complimento.

Riusciva a creare legami autentici per quel modo di essere antidivo per eccellenza e coltivava le amicizie profonde con i suoi compagni: quelli del Real Vicenza e della nazionale, i suoi “zoccoli duri” a cui erano legati l’esplosione prima e la consacrazione poi nel mondo del pallone.

Ad un anno dal suo addio il ricordo è vivido più che mai e non solo per le tante iniziative volute per ricordarlo un po’ in tutta Italia.

A Vicenza quella via Schio 21 che il primo giorno del suo arrivo in città, come ricordava spesso, non riusciva a trovare perché era conosciuta semplicemente come via dello stadio oggi si chiama Largo Paolo Rossi e, nel prossimo futuro, si trasformerà in una zona pedonale con una sua statua a ricordarlo. In cui tornerà ad indossare la maglia biancorossa, quella con la celebre R da portare su e nel cuore.

“Per sempre noi due” ha intitolato la moglie Federica Cappelletti il libro uscito in libreria il 30 novembre che ripercorre la loro storia d’amore e delle figlie Maria Vittoria e Sofia Elena in un viaggio tra i tanti ricordi felici per arrivare a quelli dolorosi della malattia.

Un modo per provare ad accettare l’addio nonostante si dichiari ancora “troppo arrabbiata con Dio” per capire il perché di una morte che, improvvisamente, aveva messo fine ai sogni. Della loro famiglia e degli sportivi per i quali, però, il mito di Pablito resterà per sempre. Inscalfibile e perenne: perché gli eroi autentici non muoiono mai anche se non c’è il lieto fine!

 

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