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31 Ottobre 2020
SPORTvicentino
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Il “silenzio” degli ultras e della società

stadio-mentiSarebbe bello, come proviamo ad augurarci ogni settimana, iniziare a concentrarsi solo sulla squadra, a quello di buono (pochino, per la verità) e meno buono (specialmente con la Fermana) abbiamo visto nelle ultime due partite: quindi di come si debba per forza di cose trovare soluzioni ad un attacco sterile (il Comi visto col Pordenone fa ben sperare, il passaggio no-look di Lanini a centrocampo proprio no); o dei meriti di una difesa che, dopo la rivoluzione estiva, sembra proprio il reparto che funziona meglio; oppure fissarsi sulla ricerca fin troppo lunga di un regista che prenda in mano la squadra e sappia farla girare.

Sarebbe bello, appunto, ma ci dobbiamo imporre il condizionale perché secondo noi parlare di questo, ora, ha ben poco senso, dal momento che si è tutti in attesa di qualche notizia su quello che sta succedendo fuori dal campo. Inutile girarci troppo attorno: senza novità da via Schio il resto conta poco.

Il problema è che nonostante gli appelli e i messaggi
(l’ultimo, particolarmente sarcastico, firmato Lanerossi Crew) dalla sede continua a proseguire un silenzio quasi spettrale, come quello che si è sentito durante la partita di Coppa Italia, con la Sud ancora “chiusa per dignità” (a proposito, qualcuno ci spieghi a cosa e chi serve la coppa di Serie C).

Un mutismo societario interrotto solo ogni tanto da qualche comunicato sui nuovi sponsor – almeno quest’ultimi non mancano – o per comunicazioni di servizio, e che se viene prolungato ancora non porterà a niente di buono. Lo ripetiamo ancora una volta: esasperare questa situazione, senza parlare chiaro, danneggia tutti. Non si può pretendere che i tifosi abbiano pazienza se questa pazienza nemmeno la si chiede. E non si può pretendere comprensione se ogni passaggio dell’ultimo mese e mezzo è apparso andare contro ciò che sembrava delineato con realismo. Lunedì c’è Vicenza-Triestina… Come vogliamo giocarla?

In tutto questo c’è poi da registrare un altro silenzio, quello di una politica che ha preferito defilarsi nonostante fosse stata molto presente quando sembrava andare tutto bene, sia fuori che in campo, tanto da inondare i social con foto da trasferta, o dal Menti, o anche all’ombra della Rua, salvo poi sparire nel momento in cui la trattativa naufragava e si tornava alla solita litigiosità fatta di mezze frasi e non detti.

Dalle istituzioni, o magari dai futuri candidati, non si pretende una soluzione,
per carità, ma un richiamo alla responsabilità e alla trasparenza sì, altrimenti è troppo comodo intervenire sempre all’ultimo.
Il Lane, è evidente, è un patrimonio cittadino, storico, e come tale va tutelato, senza aspettare che vada in frantumi, e senza sfruttarlo per fini propagandistici.

Dovrebbe quasi essere inutile ricordarlo, ma purtroppo quanto sta accadendo sembra quasi un seguito della storia della Banca Popolare, dove nessuno sapeva mai niente, però poi chi ci ha sofferto sono stati quelli che le decisioni non potevano mai prenderle, e hanno atteso invano un intervento. Sappiamo tutti com’è finita quella storia… Perseveriamo?

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