Soccorso Alpino: precisazioni sul mortale di Pasqua sul Pasubio, procedure da rispettare

Il giorno di Pasqua un escursionista non è rientrato all’ora di pranzo (come era nelle sue previsioni) da una camminata sul Pasubio, che in questi giorni in quota mantiene “vesti” invernali. Purtroppo dalle cronache sappiamo che il 57enne di Torri di Quartesolo, l’imprenditore edile Roberto Trevellin, era deceduto per i traumi riportati in un incidente in alta quota. Il Soccorso Alpino del Veneto ieri sera ha diramato delle precisazioni sulla vicenda che pubblichiamo di seguito, ricordando quanto possano essere pericolosi i sentieri di montagna in alta quota in questa stagione che alterna maltempo (e ancora nevicate) e disgelo.

”Quando scatta l’allarme per la ricerca di una persona in montagna, si seguono le procedure stabilite dai protocolli operativi siglati con le prefetture, che prevedono l’allertamento del Soccorso alpino deputato anche al coordinamento  – ricorda Alberto Barbirato delegato del Soccorso alpino delle Prealpi Venete – le leggi nazionali 74/2001, 289/2001 e regionale 11/2015 individuano come riferimento esclusivo per il soccorso sanitario in montagna, in ambiente impervio, ostile e ipogeo il Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, che opera in collaborazone con il Suem 118. Ieri (domenica 21/4, ndr) malgrado la ricerca fosse partita già da diverso tempo e non si sapesse se la persona stesse bene, fosse ferita o peggio, il Suem 118 –  la Centrale operativa competente a livello sanitario regionale – e il Soccorso alpino sono stati allertati solamente alle 17.07, dal personale dei Vigili del fuoco che già ore prima era stato attivato”. 

Al triste epilogo del ritrovamento del corpo senza vita dell’escursionista si è rischiato poi di aggiungere ulteriore gravità, dal momento che i due vigili che si trovavano nel Boale del Sant’Antonino sono stati investiti da due valanghe e trascinati per alcuni metri, senza fortunatamente riportare conseguenze. 

“Tutti i soccorritori e, ancora di più, i tecnici del Soccorso alpino che turnano nelle basi di elisoccorso e sono responsabili della sicurezza del personale sanitario a bordo, indossano dispositivi di protezione individuale normati dalla legge e sono dotati di attrezzatura adeguata all’ambiente e alla stagione in cui operano, ma soprattutto sono addestrati secondo precisi piani formativi per intervenire nel modo più sicuro possibile in ambienti dove il rischio è alto e imprevedibile” sottolinea poi il presidente del Soccorso alpino e speleologico Veneto Rodolfo Selenati

“C’è stato un mancato rispetto delle procedure di allertamento stabilite dai vari accordi – chiude Barbirato – esponendo tra l’altro chi è andato a ulteriori rischi inutili”.

ATTENZIONE ALLA NEVE E AL GHIACCIO

Ricordiamo infine – afferma l’ufficio stampa del Soccorso Alpino – che in questo periodo le condizioni della montagna sono ancora invernali. La neve abbondante si ghiaccia con le temperature notturne sotto lo zero, per sciogliersi nelle ore più calde dando origine a possibili valanghe primaverili. L’alternanza di ghiaccio e neve fradicia obbliga alla prudenza, alla dotazione di indumenti, calzature, attrezzatura adeguati e a un’opportuna preparazione.

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