7 Settembre 2026
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Lane? Per ora una squadra alla sbando

spal-vicenza2 partite, 0 punti, 0 gol fatti e 5 subiti. La sintesi perfetta dell’inizio del campionato del Vicenza è questa. Sempre se di inizio si può parlare, perché quella vista in campo non sembra una squadra alla seconda giornata di campionato, bensì alla seconda giornata di ritiro: condizione più che precaria, una difesa da “ridolini”, e un attacco che la porta non la vede nemmeno con il binocolo. E’ brutto da dire ma le cose stanno così, e se è vero – lo si sente da tutte le parti – che con il lavoro e il recupero degli infortunati si può migliorare, anche perché peggiorare sarebbe impossibile, a rendere il quadro ancora più preoccupante c’è pure un altro motivo.

Il problema infatti sembra essere per prima cosa un altro, ovvero la voglia e il cuore che questi giocatori dovrebbero mettere in campo. La squadra crollata dopo 5 minuti a Ferrara di queste qualità in campo ne ha messe ben poche. E al di là di ogni discorso tattico o di mercato, per giocare a calcio questo ci vuole, poco da fare. Lo ha dimostrato – ad esempio – domenica scorsa il Pisa: dopo un’estate senza società e mercato Gattuso e i suoi hanno battuto in casa il Novara dando l’anima. E l’avrebbero messa, altrimenti Ringhio avrebbe attaccato i giocatori al muro in spogliatoio, anche giocando in 10 tutta la partita.

Non si venga a dire quindi che l’espulsione di Benussi ha tagliato le gambe.
Il Vicenza è stato preso letteralmente a pallate, non è riuscito a mettere insieme un’azione degna di questo nome mentre la Spal tirava 24 volte verso la porta biancorossa. Niente cuore, niente testa, niente di niente. Una squadra completamente allo sbando. E sentire dire dal mister che “Non posso rimproverare nulla ai miei giocatori, sono usciti sfiniti, hanno dato tutto quello che potevano sul campo nelle condizioni in cui erano”, lascia a dir poco basiti. Così come lascia basiti vedere in campo una coppia centrale arrivata il 31 agosto e mandata in campo allo sbaraglio.

Le condizioni sono quelle in cui una squadra degna di questo nome non dovrebbe trovarsi dopo due mesi di lavoro. Punto. Non c’è altro da aggiungere, e quindi o ci si dà una bella svegliata collettiva tutti quanti – e speriamo che l’input arrivi dai piani alti della società, il tempo delle figuracce è già finito – o si prenderanno una marea di schiaffi.

Quindi sotto a lavorare
e se la condizione fisica arranca si punti su altro, ha sempre funzionato. Sabato con il Bari sarà dura, ma si torna al Menti, quel che deve essere il nostro fortino dove va costruita la salvezza, e dev’essere tutta un’altra storia. Voglia e cuore: da lì si riparte, senza cercare troppe alchimie. Ma il dubbio, purtroppo, è che l’unico cuore che questi giocatori conoscono sia quello di Instagram. Toglieteci questo timore il prima possibile.

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