“One man show” nel Natale rigorosamente…. Rosso

Prima pagina di SPORTvicentino in edicola da venerdì 21 dicembre
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Sarà lo spirito natalizio che rinsalda i buoni sentimenti, sarà stata la gratitudine per non aver lasciato scomparire nel nulla 116 anni di storia calcistica, sta di fatto che quasi cinquecento persone, di cui oltre la metà pagante, hanno preso parte lunedì sera alla cena di auguri del LR Vicenza.
La location era la sede della OTB a Breganze, quartier generale di Renzo Rosso, una costruzione di ampio respiro, con all’ingresso una cascata di luci da non far invidiare gli atri dei grattacieli americani addobbati a festa. E qui è andato in scena lo show o, meglio, il “one man show”.
Già, perchè è vero che, tra tanti illustri ospiti, c’erano niente meno che due palloni d’oro, entrambi dal passato rigorosamente biancorosso, che rispondono al nome di Paolo Rossi e di Roberto Baggio, però a catalizzare l’attenzione è stato il padrone di casa.
Ventidue di minuti sul palco per analizzare passato, presente e futuro della società che dallo scorso giugno ha preso in mano e lanciare la sua sfida al mondo del pallone italiano.
La maglietta che Rosso indossava sopra i jeans d’ordinanza portava la scritta “Braves” che, per quei pochi che ancora non masticano l’inglese, significa coraggiosi.
In realtà quello del patron biancorosso appare come un progetto oculato: alla base un piano quinquennale per togliere la squadra dalla palude (sostantivo che preferiamo alla locuzione usata meno metaforicamente e che inizia per m…) della serie C. Come riuscirci?
Con una programmazione attenta, una solida base alle spalle che conterà sull’ingresso di nuovi soci che verranno presto ufficializzati, nessuna spesa folle o tanto per comprare sul mercato di gennaio per rinforzare un organico che, nelle ultime settimane, ha evidenziato in campo qualche limite e, soprattutto, un turn-over non sempre all’altezza.
“Sto soffrendo e vi assicuro che sono quello che soffre più di tutti e sente una pressione incredibile – ha dichiarato Rosso – Sono un vincente e non accetto la sconfitta anche se sto imparando a guardare le cose con maggiore stabilità. Esiste un bellissimo stile che si chiama Juventus: questo è il mio modello e lo sto portando avanti”.
La parola d’ordine dunque è serietà: “Arrivo da un settore diverso, ma anche qui vogliamo costruire e siamo destinati a vincere – ha proseguito – Poi il pallone è rotondo e non sempre nel calcio le cose vanno come ci si aspetta, a differenza di quanto succede in azienda. Ritengo di avere una grande squadra e ho fiducia e stima per questi ragazzi, che stanno cercando di dare il massimo. Però a loro vorrei regalare un po’ della mia visione, della mia energia, del fatto di non arrendersi mai come capita a me quando gioco, a 63 anni, le partitelle con gli amici e, anche se sto perdendo per 2-0, sono convinto di riuscire a recuperare il risultato come spesso succede. Ecco, dobbiamo e possiamo fare molto meglio come abbiamo dimostrato contro il Monza o a Terni”.
Sul fatto che Rosso sia un trascinatore non ci sono dubbi anche se nel calcio, di sponda Bassano, non è riuscito a centrare quei successi che invece caratterizzano i suoi prodotti, pur sfiorando la promozione in serie B. Differente il discorso a Vicenza, piazza abituata a recitare un ruolo da protagonista, con un ventennio consecutivo in serie A, uno storico secondo posto alle spalle della Juventus, una Coppa Italia e tanti campioni, alcuni dei quali arrivati a vestire la maglia azzurra.
Tra questi i due palloni d’oro di cui parlavamo all’inizio, Paolo Rossi e Roberto Baggio, il primo rientrato a far parte della società come ambasciatore del calcio biancorosso, il secondo legato da amicizia a patron Rosso e, forse, in un prossimo futuro, anche lui arruolato alla causa comune.
Il ritorno al passato (Rossi) e lo sguardo al domani (Baggio ma anche i nuovi soci) sono la spinta da cui ripartire per mettere sempre di più le basi nel territorio e gettare le fondamenta di un progetto che sia coraggiosamente audace.
Intanto, c’è il Fano da affrontare per buttarsi alle spalle dubbi e timori scaturiti dopo la sconfitta casalinga con il Ravenna. E, allora, proviamo ad osare perchè sia davvero un Natale della… rinascita.