E Gianni Milan i suoi primi 60 anni

60: se uno credesse nella cabala sarebbe sicuramente il numero da giocare
Gianni Milan
Gianni Milan

Gli over 60 sono la categoria con cui lo scorso giugno ha conquistato il titolo italiano veterani sui campi veneziani del Lido.
60 sono anche gli anni che ha compiuto lo scorso 27 agosto.
“Mi sento come al primo giorno di scuola – scherza al telefono sdrammatizzando una data importante – Di certo si tratta di una tappa in cui ci si ferma a riflettere su quello che si è fatto fino ad oggi. E posso dire di essere un uomo molto fortunato sia dal punto di vista sportivo sia sotto quello di dirigente che a livello di relazioni e di affetti. Ogni persona della mia vita ha una sua logica, una data, qualcuna è presente, qualche altra invece non c’è più, però rappresenta la sintesi di un percorso fatto assieme. Oggi resta la soddisfazione di quello che ho creato grazie al mio modo di essere, di quello che sono riuscito a dare e, nello stesso tempo, a ricevere e che mi fa guardare al futuro con il sorriso”.
Il tennis è stato una costante della sua vita da quando, poco più che bambino, faceva da raccattapalle sui campi, vicino a casa, del Ctv Vicenza.
“Sono orgoglioso di aver iniziato come raccattapalle – racconta – e ho imparato guardando gli altri… giocare. Non avevo soldi però mi sono avvicinato a tutti gli sport (ndr. anche il calcio, l’atletica, il nuoto, lo sci) come costante ed attento osservatore: per ore guardavo un gesto tecnico, lo analizzavo e poi cercavo di metterlo in pratica. Un atteggiamento questo che ritrovo poco nei ragazzi moderni e che, invece, è un aspetto fondamentale dell’allenamento. Stando a bordo campo a vedere le partite si acquisiscono tante nozioni importanti. I social, internet e la televisione non sono la stessa cosa”.
A 12 anni è arrivata la sua prima racchetta e poi le lezioni con il maestro Italo Guerra, le partite, i primi tornei, le vittorie che lo hanno portato a scalare le classifiche tanto da diventare n. 12 d’Italia nella stagione sportiva 1979-80. Tra i maggiori successi vanta otto titoli italiani tra campionati a squadre e individuali: da capitano ha vinto il campionato italiano di serie B assoluto con il Ct Vicenza. Da Over 45 è stato campione italiano a squadre e Over 55 nel singolare prima di ripetersi, ed è storia recente, nell’Over 60 con Tennis Comunali Vicenza. Dal dicembre 2000 è vice presidente vicario della Federtennis che ha a capo l’amico di una vita Angelo Binaghi.
Tra i ricordi che porterà sempre nel cuore la prima vittoria di Fed Cup in Belgio nel 2006 e la finale di Flushing Meadows tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci nel 2015.
“Non dimentico l’emozione di entrare in quello stadio, che non è proprio uno stadio qualunque e poi il pensiero di assistere ad una finale tutta italiana – ripercorre – Ecco, in quel momento mi è sembrato che mi scorressero davanti agli occhi i momenti di un’intera carriera di dirigente e, soprattutto, di appassionato di tennis. Quasi quasi non ci credevamo, non avevamo ancora realizzato che fosse tutto vero. Invece, Flavia e Roberta erano lì, a sfidarsi una davanti all’altra: un’emozione indescrivibile dal punto di vista sportivo e, soprattutto, come italiano e per di più in America. Ecco, penso che sia il massimo di quanto uno possa sognare anche perchè si è trattato di un evento unico, che probabilmente non si ripeterà più nella storia”.
Ma sono stati tanti, in carriera, i momenti importanti o, come avrebbero detto Rino Tommasi e Gianni Clerici nelle loro celebri telecronache, da “circoletto rosso”.
“Spero di vedere presto un giocatore azzurro protagonista a livello mondiale e devo dire che ci sono tutti i presupposti”.
Ma a livello personale qual è l’augurio che si fa per i suoi 60 anni?
“Forse sarà banale dirlo, ma è la salute, che mi permette tra l’altro di giocare ancora a tennis. Del resto, le emozioni che vivi a questa età sono le stesse di quando giocavi ad altissimo livello ed è un peccato che molti non vivano la… discesa, che al contrario è bella sotto tutti i punti di vista come quando scali da giovani le classifiche”.
Ma, a proposito di classifiche, che effetto fa ripensare di essere stato il n. 12 d’Italia?
“Allora mi pareva normale – risponde Milan – mentre oggi mi sembra un grande risultato perchè è stato raggiunto soltanto grazie al mio impegno, al sacrificio, alla voglia di arrivare. Ero un giocatore faida te, senza allenatore, mi trovavo gli sparring partner e i campi per allenarmi, andavo ai tornei da solo. Tutto questo, però, poi mi è servito moltissimo nella vita e, in particolare, nel mondo del lavoro che non ti perdona nulla. E’ stata una lezione che nessuna università può dare. La nostra è stata una generazione che giocava soltanto d’estate: c’era la scuola da frequentare e non esisteva l’attuale circuito di tornei di oggi.
Il tennis per me e’ stata una formazione forte, che mi ha dato grandi valori e la testa con cui superare gli ostacoli abituandomi a stare solo con me stesso come solo uno sport individuale ti insegna”.