Alessia Stefani alla sua prima da capitano “L’occasione per crescere”

Stefani: “Bisogna capire e aiutare il giocatore ad esprimere il suo 100%”

Così Alessia Stefani sintetizza il ruolo del buon capitano.  Giocatrice di tennis a livello agonistico, 2.5 di classifica, ha esordito nelle Final four nel ruolo per lei inedito di capitano, portando a casa grandi soddisfazioni e buoni risultati. Ma l’esperienza del torneo è stata per Alessia anche un’occasione per migliorarsi a sua volta.
“Lo stare in panchina serve a capire meglio le dinamiche del gioco così come il partecipare attivamente al gioco serve a comprendere il ruolo del capitano – sottolinea – E’ un continuo scambio”.
Ma ecco come ci ha raccontato la tre giorni al Lido di Venezia: “E’ stata un’esperienza molto emozionante considerando anche il fatto che per me era la mia prima volta da capitano in una Final four – esordisce – Con le squadre che ho seguito, l’Under 12 maschile e l’Under 16 femminile, non abbiamo vinto, ma i ragazzi sono stati lo stesso entusiasti e felici di aver potuto partecipare ad un torneo così importante. In fin dei conti posso affermare di aver imparato tanto.”
– Guardando ai risultati qualche rimpianto?
“A mio parere l’Under 16 femminile avrebbe potuto dare qualcosa in più poiché alcune partite sono state perse per pochissimo, ma ribadisco che sono comunque soddisfatta dei risultati”
– Al di là dell’aspetto puramente agonistico l’esperienza è servita per creare nuovi legami e fortificare il gruppo?
“Sicuramente le Final four non sono state per i ragazzi soltanto un momento di rivalità, bensì hanno dato la possibilità di conoscersi meglio e di stringere nuove amicizie che sono state favorite anche dallo stare insieme 24 ore su 24 per quattro giorni consecutivi. Inoltre penso che anche io e i miei ragazzi ci siamo potuti conoscere meglio dal momento che hanno capito che io ero lì apposta per aiutarli”.
– Oltre al ruolo di capitano c’è poi il tennis giocato…
“Sì, ancora adesso gioco a livello agonistico in serie C, tuttavia non sono mai arrivata ad una Final four quindi anche il solo aver capitanato questi ragazzi mi ha reso molto orgogliosa.”
– E’ stato diverso essere il capitano?
“Senza dubbio il ruolo del capitano è lontano anni luce da quello del giocatore. In panchina serve lucidità mentale per consigliare le giuste strategie, occorrono calma, tranquillità, stati d’animo che per ovvi motivi un giocatore non può provare. Molte volte sembrava prevalere in me quella voglia impulsiva di scendere in campo ed aiutare un giocatore, ma ho cercato sempre di rimanere lucida e di non dare consigli troppo impulsivi.”
– Com’erano le dinamiche tra voi capitani?
“Abbiamo mantenuto un buon rapporto e ci siamo scambiati consigli. In campo ovviamente scendeva un po’ di sana rivalità tenendo sempre conto quello che è il fairplay e le sue regole, ma fuori sono nate amicizie, proprio come è accaduto con le relazioni tra i ragazzi di squadre diverse ”
– Infine, qualche ringraziamento?
“Vorrei ringraziare il presidente del nostro circolo Enrico Zen che mi ha permesso di partecipare da capitano al torneo e gli altri miei compagni di avventura, vale a dire Mirko Balestro, Federico Fort e Fabrizio Cavestro”.