“Ghe voe grinta”, e anche… qualcosa di più

ghe-voe-grinta-curva-sud-vicenzaDai, peggio di così non si può fare. Si può dire solo questo per guardare alla partita di Latina senza catastrofismo, sentimento che sarebbe il più logico dopo lo spettacolo imbarazzante messo in campo dalla squadra contro il Trapani, purtroppo sulla falsa riga di Perugia dove la porta avversaria, per gran parte della partita, l’abbiamo vista col binocolo. La riduciamo così anche se potremmo passare in rassegna, nei minimi dettagli, ogni singolo aspetto che non ha funzionato, ma la lista sarebbe lunga e faremmo notte… Quindi meglio limitarsi a questo e a sottoscrivere quanto è stato sintetizzato al meglio in quello striscione della Curva Sud: “Ghe voa grinta”, c’era scritto, e non possiamo che essere d’accordo. E lavoro a testa bassa, ci viene aggiungere, perché al netto di ogni difficoltà è solo con quello che se ne viene fuori. Il tutto, ovviamente, unito al fatto che le responsabilità, a questo punto della stagione, bisogna prendersele in toto, senza provare a scaricarle su altri, e dimostrando (perdonateci il vecchio clichè), di essere, prima che giocatori, degli uomini degni di questo nome.

Questo lo diciamo perché, con otto finali da giocare per provare a salvarsi senza drammi o playout di sorta, siamo stanchi di sentire la storia che siamo senza attaccanti. Che è vero, niente da dire, ma che non può diventare l’alibi – usato fin troppe volte – che scarica tutti dalle proprie responsabilità. La situazione è questa, e chi l’ha creata speriamo che a fine stagione paghi per i propri errori, ma ci permettiamo di dire che da sempre non sono solo agli attaccanti a poter segnare. Quindi è inutile stare qui a raccontarsela: stiamo messi così, lo sappiamo da tanto e quindi si devono trovare soluzioni alternative. Anche perché, se ci è consentito dirlo, prima di pensare all’attaccante che manca si dovrebbe prima almeno provare a giocare a calcio, cercando con semplicità di fare bene il proprio mestiere e mettere in campo l’abc della disciplina. Ovvero grinta, capacità di movimento, voglia di smarcarsi e la giusta cattiveria agonistica, oltre che marcare gli avversari sui… calci da fermo. Con il Trapani tutti hanno visto che dal 60′ in poi c’erano troppi giocatori fermi, qualcuno addirittura con le mani su fianchi nonostante non avesse giocato a Perugia. Se questo è l’atteggiamento, anche con due capocannonieri faremmo fatica.

E se questo è l’atteggiamento, a poco servirebbe cambiare l’allenatore. A tal proposito, cacciare Bisoli a questo punto della stagione non ci sembra una buona idea, a meno di non smentire il fatto – ribadito a più voci – che la squadra sia con lui. Se i ragazzi lo seguono queste otto finali vanno giocate con questo allenatore al timone. Di certo però il segnale che deve arrivare da Latina dovrà essere chiaro: i giocatori sanno che il mister è a rischio – e non potrebbe essere altrimenti dato i risultati – e se vogliono salvarlo devono mettere in campo anche quello che non hanno. Diversamente sarebbe evidente che per dare una scossa il cambio diventerebbe un’ipotesi plausibile. Ma sarebbe la fine peggiore per una storia che non era partita male e che ha visto il suo apice a dicembre. Ecco, dicembre: in quei due giorni di ritiro a Roma forse sarebbe il caso, invece di inseguire cuoricini su Instagram, di rivedere i filmati della partite con Verona (scansando la nebbia), Ternana e Cittadella. E’ quello il Vicenza che serve, vediamo se a Latina lo ritroviamo.

Lane C14

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